DIOCESI DI TURSI – LAGONEGRO (PZ)

Domenica 13 Settembre 2026 – Commento al Vangelo

«Signore, quante volte dovrò perdonare il mio fratello? Fino a sette volte?».

Pietro pensa di essere già molto generoso.Sette volte! I rabbini parlavano di tre volte. Pietro aumenta sensibilmente la misura. E, in fondo, anche per noi arrivare a tre volte sarebbe già qualcosa.

Perché spesso non arriviamo neppure alla seconda. Al primo sgarro possiamo chiudere un rapporto. A volte in modo evidente, con parole dure e una rottura dichiarata. Altre volte in modo più sottile: continuiamo a salutare, continuiamo a parlare, ma dentro di noi qualcosa si è spezzato. Non stimiamo più quella persona. L’abbiamo cancellata dal cuore.

Pietro, dunque, dice: «Fino a sette volte?».

Sette è il numero della pienezza, della perfezione. È come se Pietro stesse dicendo: Devo perdonare sempre?E Gesù gli risponde:«Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette».

È una risposta sorprendente. Per comprendere tutta la forza di queste parole dobbiamo ricordare il canto di Lamec nella Genesi. Lamec è l’uomo della vendetta, dell’orgoglio, della violenza. Dice: «Caino sarà vendicato sette volte, Lamec settanta volte». Lamec moltiplica la vendetta. Gesù moltiplica il perdono. L’uomo aveva inventato la logica del «sette volte e del settanta volte» della vendetta. Gesù inaugura il «settanta volte sette» della misericordia.

È come se Cristo dicesse: da oggi comincia un’altra storia. Un altro modo di stare al mondo. Un’altra umanità è possibile. Non più la spirale della vendetta, ma la spirale della misericordia.

E poi Gesù racconta la parabola del servo al quale viene condonato un debito immenso, ma che subito dopo non sa condonare un piccolo debito al fratello.

Qui Gesù mette davanti ai nostri occhi una delle nostre più grandi incoerenze. Siamo spesso molto comprensivi con noi stessi e molto severi con gli altri. Per noi abbiamo mille giustificazioni. Per gli altri, mille condanne.

Quando sbagliamo noi, conosciamo tutte le circostanze, le nostre fragilità, le nostre stanchezze, le nostre intenzioni. Quando sbaglia l’altro, vediamo soltanto il suo errore. Pretendiamo dagli altri una perfezione che non siamo disposti a chiedere a noi stessi. Esigiamo dagli altri una santità che noi non viviamo. E qualche volta arriviamo perfino ad accusare Dio per la violenza presente nel mondo: «Perché non interviene? Perché non elimina i cattivi? Perché non porta la pace?». Ma poi basta poco perché diventiamo noi stessi uomini di conflitto: una parola, un’offesa, un sorpasso, una discussione in casa, una differenza di opinioni. Forse, a volte, l’unica cosa che ci impedisce di fare una guerra è non avere le armi per farla.

Il problema, allora, non è soltanto morale. È spirituale. Gesù non ci chiede semplicemente di comportarci bene. Ci chiede di assomigliare al Padre. Il Padre ci ha perdonato un debito che noi non avremmo mai potuto pagare. E allora il perdono ricevuto diventa la misura del perdono donato.

C’è un episodio che mi ha colpito molto. Un professore raccontava di avere avuto uno studente modello: educato, bravo, rispettoso. Un giorno lo vide allo stadio coinvolto in gesti di violenza. E disse: «Era irriconoscibile. Non era quel ragazzo che io conoscevo».

Forse è proprio questo che il Vangelo vuole dirci. A volte anche noi siamo irriconoscibili. Siamo cristiani in chiesa, ma non sempre a casa. Siamo credenti nelle parole, ma non sempre nei rapporti. Parliamo di misericordia, ma conserviamo risentimenti. Chiediamo perdono a Dio, ma facciamo fatica a concederlo agli altri.

Eppure il Padre desidera riconoscerci sempre. Vuole vedere nel nostro volto, in ogni circostanza della vita, il volto di un figlio. Vuole trovare in noi i tratti del Figlio.

Il perdono, allora, non è soltanto qualcosa che facciamo. È qualcosa che diventiamo. Perdonare significa permettere al Padre di rendere il nostro cuore simile al suo. Per questo Gesù non dice semplicemente: «Devi perdonare settanta volte sette». È come se dicesse:«Lascia che la misericordia che hai ricevuto diventi la misericordia che doni».

Allora il mondo comincia davvero a cambiare. Non quando gli altri diventano migliori. Ma quando io smetto di rispondere al male con altro male. Il mondo nuovo comincia da un cuore riconciliato.

Sette volte al giorno io ti lodo

Al risveglio Padre misericordioso,grazie perché ogni mattina mi riconosci come tuo figlio.

Primo mattino Gesù, rendimi mite nel cuore.

Mezzogiorno Spirito Santo sciogli ogni rancore.

Primo pomeriggio Padre, insegnami ad avere pietà.

Pomeriggio Gesù, rendimi misericordioso.

Sera Spirito Santo, orienta il mio cuore al perdono.

Prima del riposo Maria, custodisci il mio cuore nella pace.