È sorprendente: entrambi i figli, in fondo, non hanno voglia di andare.
Uno dice apertamente di no; l’altro dice sì, ma poi non va. È un’immagine molto vera della nostra vita: anche noi, spesso, facciamo fatica a fare la volontà di Dio. La nostra volontà è ferita; dopo il peccato, anche la vigna del cuore va lavorata con fatica.
Ma il primo figlio compie un passaggio decisivo: «Poi si pentì e vi andò».
E c’è una parola bellissima all’inizio: «Figlio». Non «servo», non «soldato»: figlio. È una parola che nasce dalla tenerezza dell’amore. Dio non ci chiama a lavorare nella sua vigna anzitutto per paura o per costrizione, ma perché siamo figli.
Il secondo risponde: «Sì, signore». Quasi un «yes, sir»: corretto, obbediente, ma senza cuore. E infatti non va. Ciò che nasce dalla paura può durare finché dura la paura; ciò che nasce dall’amore può diventare fedeltà.
Per questo Gesù pronuncia una parola sconvolgente: «I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Non perché il peccato sia bene, ma perché chi riconosce la propria lontananza può lasciarsi raggiungere dalla grazia. Essi hanno creduto a Giovanni, hanno accolto la chiamata alla conversione. Chi invece pensa di essere già a posto rischia di non essere disposto a convertirsi.
Dio non guarda tanto come abbiamo cominciato, ma dove il nostro cuore arriva.
La santità non è non aver mai detto «no» a Dio.
È lasciare che quel «no», attraverso il pentimento, diventi finalmente un «sì» vissuto.
Non è la parola delle labbra che ci rende figli, ma il cuore che si lascia convertire.
Sette volte al giorno io ti lodo
Al risveglio Padre, donami un cuore di figlio.
Primo mattino Gesù, trasforma il mio «non ne ho voglia» in un «eccomi».
Mezzogiorno. Spirito Santo, converti la mia volontà.
Primo pomeriggio Padre, insegnami a lavorare con amore nella tua vigna.
Pomeriggio Gesù, fa’ che il mio «sì» diventi vita.
Sera Spirito Santo, purifica ciò che in me è solo apparenza.
Prima del riposo Maria, accompagnami nella notte verso il Padre.
(Commento a cura di Eremo del filo scarlatto)